Acli Avellino
Cittadinanza: appello delle Acli a Maroni
La chiusura del 42° Incontro nazionale di studi a Perugia
Perugia, 5 settembre 2009 – «Non chiudete le porte ai nuovi italiani». E’ rivolto direttamente al ministro dell’Interno Roberto Maroni l’appello delle Acli nell’ultima giornata dell’Incontro nazionale di studi dedicato al tema della cittadinanza (Cittadini in-compiuti. Quale polis globale per il XXI secolo). Da Perugia il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero ha ribadito le richieste avanzate nei giorni scorsi con il sostegno del presidente delle Camera Gianfranco Fini e del segretario del Patrito democratico Dario Franceschini. «Una nuova legge sulla cittadinanza che introduca il diritto dello jus soli – chi nasce in Italia è italiano – e dimezzi da 10 a 5 anni il tempo di residenza necessario agli stranieri per poter chiedere di diventare cittadini italiani».
Ma le proposte delle Acli per un nuovo modello di cittadinanza non riguardano solo l’immigrazione. Anticipando i contenuti di un Manifesto che verrà mandato nei prossimi giorni alle province delle Acli, invitandole ad un confronto con i parlamentari eletti nei rispettivi territori, Olivero ha affrontato la questione del lavoro annunciando per ottobre l’avvio di una campagna nazionale per un nuovo 'Statuto dei lavori', che «garantisca i diritti di cittadinanza di tutti i lavoratori ancorandoli alla vita delle persone, a prescindere dal tipo di contratto». Sul tema della 'cittadinanza familiare' ha sfidato il governo a «mantenere gli impegni elettorali per l’introduzione del sistema fiscale italiano del quoziente familiare». Sulla 'cittadinanza economica', richiamando l’ultima enciclica di Benedetto XVI, Olivero ha sollecitato l’elaborazione di nuove «forme di accesso dei lavoratori al capitale sociale e agli utili di impresa».
Infine, un nuovo richiamo al tema dell’informazione come diritto di cittadinanza: «In una democrazia compiuta – ha detto il presidente delle Acli – non è il presidente del Consiglio, o i giornali di proprietà della sua famiglia, a fare l’esame ai giornalisti, ma sono i giornalisti a fare l’esame al presidente del Consiglio, come a tutti gli altri politici. Per questo motivo abbiamo voluto aderire alla manifestazione del 19 settembre promossa dalla Federazione nazionale della stampa italiana. Il premier non si preoccupi della 'povera Italia' per le presunte bugie dei giornali, ma si preoccupi dell’Italia povera, che ancora attende risposte ai suoi problemi ».